La Veronica e il primo Anno Santo

«Qual è colui che forse di Croazia
viene a veder la Veronica nostra,
che per l’antica fame non sen sazia,
ma dice nel pensier, fin che si mostra:
«Signor mio Iesù Cristo, Dio verace,
or fu sì fatta la sembianza vostra?» Dante
Nell’Europa medievale si trovavano ovunque riproduzioni del volto di Cristo e molti di questi erano considerati copie della Vera Icona: un sudario sul quale era rimasto prodigiosamente impresso il ritratto del Signore, conservato in San Pietro a Roma.
In realtà non si sa nulla di come e quando la reliquia sia giunta a Roma. I più antichi documenti riguardo a “un sudario di Cristo che il popolo chiama Veronica” risalgono al IX secolo. Fino al XII secolo nessun documento e nessuna testimonianza di pellegrini riporta d’aver visto la reliquia a Roma, le insegne romee di pellegrinaggio altomedievali presentano soltanto le figure dei santi Pietro e Paolo e le chiavi.
Solo nel XIII secolo inizia la storia e la fortuna della veronica come principale reliquia romana. L’occasione fu l’istituzione della processione nella domenica dopo l’Ottava di Epifania, giorno liturgico dedicato alle Nozze di Cana. Innocenzo III nella Bolla del 3 gennaio 1208 precisa che la Vera Icona sarà portata “tra salmi e fiaccole in un reliquario d’oro e d’argento, da mostrare al popolo radunato per celebrare devotamente queste nozze”. Le nozze sono quelle tra Cristo e il fedele. Il banchetto sponsale favorisce il nesso che non verrà mai meno tra l’Eucarestia e la Veronica, la cui contemplazione è considerata un nutrimento degli occhi.
Pochi anni dopo, nel 1216, racconta Matthew Paris che, al termine della processione, l’immagine si capovolse. Il fatto turbò il papa che compose una preghiera da recitare in onore della reliquia, e connesse alla recita della preghiera un’indulgenza. Fu questa indulgenza a dare inizio, ancor prima dei grandi pellegrinaggi degli Anni Santi, al movimento verso Roma per vedere la Veronica, Dante lo racconta nella Vita Nuova:
«In quel tempo che molta gente va per vedere quella imagine benedetta, la quale Gesù Cristo lasciò a noi per esempio della sua bellissima figura».
Poiché l’indulgenza poteva essere lucrata anche di fronte a una copia della reliquia romana, iniziò la produzione delle innumerevoli copie del ritratto, con i pittori di veroniche che vendevano piccole immagini nelle bancarelle attorno a San Pietro.
Il 1300 il primo Anno Santo
Secondo le cronache il primo anno santo inizia per uno spontaneo movimento del popolo. Descrive Iacopo Stefaneschi nel De Centesimo seu Jubileo Anno liber, che la sera del primo gennaio il papa si trovava al Laterano e la giornata passò senza che nulla si notasse di straordinario, ma
«al declinar del sole, verso sera e fin quasi al silenzio della mezzanotte profonda, ecco l'accorrere dei Romani in folla alla sacra basilica di S. Pietro. Si ammassano accalcati presso l’altare, impedendosi a vicenda, sicché a malapena era possibile accostarsi, come stimassero che in quella giornata, che tra poco sarebbe finita, dovesse spirare il termine della grazia. [...] La frequenza di cittadini e forestieri continuò per la durata di circa due mesi e in turbe più compatte del solito nel giorno in cui veniva esposta l’effigie venerabile al mondo intero, detta dal popolo il Sudario ovvero la Veronica.»
Fu questo movimento che convinse il papa a indire il primo Anno Santo con la Bolla del 22 febbraio. Il Giubileo vedrà un “immenso e sterminato concorso di popoli a lucrare l’indulgenza plenaria”. La Bolla non cita la reliquia romana, ma una copia della Bolla, conservata a Cortona, redatta lo stesso 22 febbraio dallo scrivano pontificio Silvestro, presenta, sui margini superiore e inferiore, il Volto di Cristo centrale tra le figure dei santi Pietro e Paolo. Immagine che vuole rappresentare le ultime tappe del pellegrinaggio giubilare. Infatti, se per ottenere l’indulgenza, la Bolla indicava la visita ai sepolcri dei santi Pietro e Paolo, il termine e il coronamento del pellegrinaggio era la visione del volto di Cristo impresso sul velo della Veronica. Come scrive il Villani:
«A consolazione de’ pellegrini nella basilica Vaticana ogni venerdì e ogni festa solenne si mostrò il Volto Santo».
